Confrontarsi e apprendere buone pratiche

Attraversare il contesto carcerario ti mette di fronte a regole, abitudini e attività ben precise, con le quali è impossibile non misurarsi e “contaminarsi”, scoprendo nuovi saperi e nuove pratiche da trasferire anche fuori dall’AULA PIU’ STRETTA del mondo.

Risorse limitate, obiettivi chiari, risultati obbligatori

In un carcere non è possibile rimandare, fare diversamente, non attendere ai compiti assegnati o arrivare a risultati predefiniti. Le conseguenze sarebbero rischiose, mettendo a repentaglio la stabilità di un luogo già di per sé ricco di sfide quotidiane e complessità. Ciò che è possibile fare è, però, disegnare strategie e modelli organizzativi flessibili, capaci di sostenere sia la routine sia le emergenze. In un contesto di risorse limitate, il carcere può diventare così un’aula, proprio perché ha obiettivi molto chiari, ma vie e metodi per ottenere (obbligatoriamente) i risultati diversificati e personalizzati, adattati di volta in volta alle condizioni oggettive e personali. La necessità stringente di approdare a precisi punti d’arrivo nella gestione e nell’organizzazione, sottintendono di conseguenza buone pratiche con cui è possibile confrontarsi anche se si appartiene a tipologie d’aziende ed Enti diversi, più liberi di fare, ma tendenzialmente obbligati, in ugual maniera, a ottenere risultati ogni giorno!

Buone pratiche maturate in un contesto difficile, ma non del tutto diverso

Dentro un carcere si vive, si lavora, si svolgono attività di tipo amministrativo e contabile, si mangia insieme, si dorme o si partecipa a momenti di condivisione. La logistica, l’approvvigionamento, l’assegnazione di compiti, l’esecuzione di mansioni, la cura dei tempi di lavoro e il rispetto di regole e di spazi: sono tutti elementi di una complessità tipica di un’organizzazione di grandi dimensioni, che deve fare fronte ogni giorno al rispetto della norma e alla straordinarietà delle emergenze. Come in un’azienda, in una Pubblica Amministrazione e in un qualsiasi contesto produttivo. L’AULA PIU’ STRETTA del mondo ha, di conseguenza, molto da insegnare su pratiche e metodologie, su formule per motivare le persone e per vivacizzare contesti che possono a prima vista sembrare scarni e poveri di stimoli. Forse non tutti sanno che in carcere si costruiscono violini! Si fabbricano manufatti di tipo industriale, si lavora artigianalmente e si assiste a rappresentazioni teatrali!

Sorprendono, durante il percorso nell’AULA PIU’ STRETTA, le affinità e le omologie con il mondo che vive e lavora fuori dal carcere! Il numero di buone pratiche maturate qui sono numerose e qualitativamente significative anche per imprese ed Enti della pubblica amministrazione. Perché non lasciarsi contaminare?

Buone Pratiche

Fa parte della crescita di un’organizzazione apprendere da altri e fare proprie le migliori pratiche organizzative e manageriali. Il carcere può insegnare ad affrontare situazioni complesse, ma non del tutto diverse, può fornire buoni esempi da imitare.