Hanno già partecipato

La proposta formativa ha visto finora la partecipazione di dirigenti e responsabili di diverse aziende pubbliche e private: ABB, Air Liquide, ATM,  Bohler-Uddeholm,  Cimolai, Comune di Milano, Consorzio Servizi Sociali Verbania, Electrolux Group, Fondazione Brescia Solidale, Heineken Italia,  Prysmian, Sisal, Tyco Electronics Corporation, Vitalaire, Vodafone.

 

Le testimonianze di alcune aziende che hanno partecipato

Heineken  Comune di Milano
MARIO PEREGO
Direttore Risorse Umane Heineken Italia
ANNA BUTTI
Responsabile Formazione Comune di Milano
Formazione in carcere: cosa le ha fatto dir di sì?
Ho trovato attraente il contesto, l’idea dell’aula ristretta, direi quasi rivolta all’interno e quindi alla riflessione, così diversa dalle proposte di formazione outdoor”.
Coma mai ha accettato di fare questo percorso?
La particolarità del setting formativo e la possibilità di confrontarsi con una realtà strutturalmente differente, ma simile per alcuni aspetti. Mi attirava particolarmente la questione del rapporto con i vincoli che nel carcere sono presenti per definizione”.
Cosa si porta a casa da questa esperienza?
Un alone positivo, un esempio su cui ragionare. Emerge molto forte, in un ambito di risorse scarse come questo il problema della gestione dello stress, su cui agiscono il fattore tempo e la responsabilità personale. In azienda davanti a un problema spesso le persone non prendono iniziative personali e altrettanto spesso si lamentano di non avere un codice per affrontare queste situazioni. In carcere, in un sistema di regole molto codificate, gli Ispettori agiscono davanti all’emergenza, dimostrando senso di responsabilità personale. L’azienda può apprendere molto da questa cultura organizzativa e della capacità di condividere il senso del proprio lavoro”.
E quali spunti formativi ha raccolto?
La situazione in cui gli ispettori e il Direttore si muovono è costellata da vincoli di vario tipo, che però vengono assunti come un dato di realtà e non diventano perciò paralizzanti. Anzi: sono uno stimolo a mobilitare il pensiero, a uscire dalla prassi reiterata e a cercare nuove soluzioni. L’ambito burocratico diventa spesso un alibi per non fare, ma una regia esperta e sapiente riesce a veicolare una cultura organizzativa che permea tutta l’organizzazione”.

ElectroluxGroupMARZIA SEGATO
HR-Business Partner di Electrolux Group, stabilimento di Solaro

Perché ha deciso di portare il suo team in carcere?
Dopo l’edizione lancio, sperimentata in prima persona “sulla mia pelle”, non ho avuto alcun dubbio sull’opportunità di organizzare un percorso specifico per la nostra azienda. Attraverso il carcere si possono affrontare problematiche simili a quelle aziendali dentro un contesto completamente “altro” che libera dalle solite dinamiche. Questo aiuta a ripensare la propria situazione organizzativa e lavorativa con una diversa prospettiva.

Che cosa ha apprezzato di questa esperienza formativa?
Il modo con cui in carcere si affronta la questione dei limiti e dei condizionamenti e con cui si inventano soluzioni a problemi ed emergenze senza travalicare il confine di ciò che si può e si deve fare. Molto stimolante anche l’aspetto motivazionale, ovvero come la forte condivisione della “mission”, crei coesione all’interno del team, alimentando lo spirito d’appartenenza. Positiva è anche la maggiore di conoscenza di un carcere, un luogo con le sbarre che apre gli occhi.

SisalH Vodafone
BARBARA ROSÀ
Responsabile Sviluppo Risorse Umane SISAL
LUCREZIA MORESCHI
Formazione Vodafone – Human Resources Department
Perché ha intrapreso il percorso dell’Aula più stretta?
Perché decisamente diverso nel panorama formativo, una formula in antitesi con l’outdoor con cui siamo bombardati in azienda. Mi ha suggerito una vicinanza al microcosmo aziendale, molto stretto, delimitato da vincoli e regole e spesso da risorse ridotte. Come un’azienda, il carcere ha obiettivi da raggiungere, ruoli definiti e rigidissimi, eppure funziona, spesso grazie alla sensibilità personale”.
Quali motivazioni l’hanno spinta a entrare in carcere?
Ero timorosa, forse per il pregiudizio che il carcere non fosse una realtà formativa legata all’azienda, ma ho accettato di partecipare per me stessa, pensando che fosse un’occasione per conoscere una realtà diversa con cui confrontarsi. In realtà ho scoperto esistere un legame forte con l’azienda e tanti elementi simili, sebbene gestiti diversamente”.
Quali spunti potrebbero essere trasferiti in Sisal?
Vorrei che il Direttore venisse a fare formazione ai nostri manager! Conosce e usa perfettamente le leve per garantire e mantenere il servizio e tendere all’eccellenza, valorizzando le persone con cui lavora e che non si è scelto. Conosce e usa leve motivazionali “soft”, quali la crescita professionale dei collaboratori e la condivisione delle decisioni. Personalmente mi sono portata a casa una grande lezione di managerialità applicata. Ho visto una situazione di una complessità inimmmaginabile in azienda e come fare molto con poche risorse, usando al meglio le regole dell’autoingaggio”.
Che cosa ha scoperto con questa esperienza formativa?
Gli elementi di somiglianza mi hanno molto colpita, primo fra tutti, la gestione dell’emergenza continua. Noi abbiamo un call center che lavora sull’urgenza. Dobbiamo sostenere le persone che ci lavorano, formarle e valorizzarle. E poi il legame al proprio ruolo, che è l’aspetto che mi ha colpito di più, mi ha proprio toccato. Ci occupiamo tutto il giorno di motivare le persone, abbiamo i benefit, costruiamo percorsi di sviluppo di carriera. In carcere l’organizzazione non dedica nulla alla motivazione: viene trovata dentro di sé. Ognuno tende a ricoprire il proprio ruolo nel modo migliore”.

Air LiquideANDREA SAITTA
Direttore Generale Air Liquide Sanità Service

Perché ha deciso di sperimentare questa proposta di formazione in carcere?
La curiosità legata al tipo di progetto fuori dai classici canoni dell’organizzazione e della formazione. Ho fatto bene a entrare nell’Aula più stretta, si comprende quale sia la vera sfida nel raggiungere i propri obiettivi in un sistema con molti vincoli, scarsità di risorse e soprattutto con un team di persone che non si sono scelte. Un ruolo chiave ce l’hanno i leader, figure che possiedono una grande competenza e conoscenza dei problemi e sono capaci di condividere le problematiche. Sopportano grandi fatiche”.

Personalmente e professionalmente che cosa ha guadagnato?
Spesso chi è responsabile di un gruppo di persone sottovaluta l’aspetto motivazionale. Al contrario è molto importante per chi lavora sapere che chi ti guida capisce le tue problematiche e condivide le soluzioni. Questo, secondo me, crea lo spirito di gruppo, l’ingrediente fondamentale con cui si riescono a vincere le sfide”.